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Eduardo Scarpetta volle che fosse costruita
secondo sue precise disposizioni. Infatti era in
una posizione incantevole, sul ciglio della collina
del Vomero, con la facciata rivolta verso il mare
(foto 15b e 16). Guardandola dal balcone
di Palazzo Scarpetta al Rione Amedeo, (oggi via
Vittoria Colonna) che era in posizione molto bassa
rispetto alla collina, appariva tozza e quadrata
e un giorno Scarpetta osservandola adagiata sornionamente
sulla collina con le sue quattro torrette sporgenti
poste in cima esclamò: Me pare nu comò
sotto e 'ncoppa!
Non amò mai di vero cuore questa sua incantevole
villa, il cui nome con l'aggiunta della dicitura
incisa sul granito del portale "Qui rido
io" ha girato il mondo.
Quando fu costruita, il Vomero era davvero quel
"Vommero solitario" di cui favoleggiava
il poeta: agreste e profumato, silenzioso e tranquillo,
tale si mantenne ancora per molti anni, durante
i quali la solitudine e il silenzio della zona tanto
impressionarono la moglie Rosa che Scarpetta fu
costretto nel 1911 a disfarsi della Villa.
Il primo piano fu venduto all'oculista Sbordone
e il secondo ad un prete, il reverendo Fiorentino,
che per poche decine di migliaia di lire ottenne
la proprietà delle mura con relativi mobili
e suppellettili.
In quel periodo Scarpetta era davvero un piccolo
re. Cosa mancava a quest'uomo, idolatrato dalle
platee, vezzeggiato dai potenti, profuso di ricchezze
e di onori? E la Santarella era la sua piccola Versailles (foto
17 e 18).
Quando in settembre ricorreva il giorno di Santa
Maria, onomastico della sua amatissima figlia, Eduardo
Scarpetta invitava scritturati ed amici, artisti
e poeti, giornalisti e scrittori.
In quelle occasioni egli indiceva un vero e proprio
certame di poesie, mettendo in palio ricchi premi
per coloro i quali componevano il più bel
sonetto in onore della sua adorata figlia.
Quelle che si svolgevano alla Villa Santarella erano
cene fastosissime di cui si sentiva parlare l'indomani
tutta Napoli. Ma dell'ospitalità, della generosità
e soprattutto della fantasia di quest'uomo erano
testimonianze i cosiddetti "Fuochi". Infatti
in queste liete ricorrenze egli era solito organizzare
grandi spettacoli di fuochi pirotecnici; così,
a mezzanotte la Santarella s'incendiava di meravigliosi
colori che gli invitati osservavano sbalorditi dalla
Villa e ancora di più dai balconi del Rione
Amedeo quando le feste si svolgevano a Palazzo Scarpetta.
A questo spettacolo, divenuto in pochi anni tradizione,
assistevano non solo gli invitati, ma buona parte
della città, quella tra il monte Echia e
il capo di Posillipo, così come si usa assistere
ai festeggiamenti in occasione di ricorrenze famose
e feste popolari.
- Stasera ce stanno 'e fuochi 'ncopp' 'a Villa
Santarella!
- Ih
. che sape fa chillu Scarpetta! Nun ce
sta niente 'a fa, chesta è l'epoca dei Sciosciammocca!
- La fortuna è degli istrioni!
- Pozza campà cient 'anne
almeno ce
fa scurdà 'guaie d' 'a vita!
Queste erano più o meno le espressioni che
ricorrevano sulle bocche di tutti e che molti riferivano
a parenti e amici di Scarpetta. La Santarella e
il suo padrone facevano leggenda.
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